lunedì, 02 marzo 2009
Era martedì, ed era grasso. Grasso che dovevamo andarci travestite, ma alla fine solo una di noi lo era. La Fata verde.
Allora io, la Fata Verde, la Diavoletta, la Pecora nera (che doesn't have a clue) e Gabo partiamo per Venezia. Casello: la macchina si ferma, ferma immobile, più ferma di un sasso che non può esser calciato. Neanche un millimetrino smilzo, nulla!
La Pecora nera non aveva idea....e nemmeno benzina.
Dato lo spirito carnevalesco decidiamo di prendercela bene e iniziamo un festino al casello.
La casellante non apprezza e nel momento in cui le chiediamo aiuto, ci invita a spostare l'auto "poco più in là". "Poco più in là" vuol dire attraversare tre corsie Telepass spingendo una macchina tedesca molto pesante. Sorridendo gentilmente ringraziamo, ma decliniamo il consiglio (di suicidarci).
Dopo i primi minuti di inspiegabile, ma indispensabile ilarità cominciamo a darci da fare. Chiamiamo i soccorsi. San Ramon nonostante fosse alle prese con le orecchiette, decide di venirci in aiuto.
L'attesa è lunga e la maligna casellante continua a guardarci di sottecchi. Diavoletta, per non venir meno al suo soprannome, sostiene che avrebbe fatto prima a dirci: "muori, crepa str****a" e non ha tutti i torti.
Arriva San Ramon con ben 2 litri di Diesel (grazie a Dio qualcuno si ricorda di precisare il tipo di liquido di cui abbiamo bisogno). Bene, bene...male, malissimo: la pesante macchina tedesca non parte.
La Pecora nera non ha idea, ma ha ottime conoscenze: il buon Marco ci illumina dalla Toscana: due litri sono insufficienti per una tal autovettura. Gabo e il buon San Ramon partono per altri litri di energia. Marco non riesce a non raccontarci la storia della sua vita ed è una vita lunga, lunghissima, la Fata verde ne rimane affascinata e un po' stordita.
I nostri eroi tornano con 10 litri in più e un po' di buonumore in meno.
Prova, prova, prova,si parte! Aleeeeee!!!! Via verso nuovi orizzonti veneziani...e Ramon?! In piedi in mezzo all'autostrada con la tanica in mano, si fa sempre più piccolo dal lunotto posteriore. "Santo Subito" si leggerà nei rotocalchi il giorno seguente.
Dopo una piccola seduta democratica, il ballottaggio: andare o non andare?! Mi cimento in una ridicola diplomazia senza senso e il popolo risponde con un silenzio assenso.
SI VA: VENEZIA SARA' NOSTRA! Siamo sopravvissuti e ci sentiamo tutti più Regine e meno Pedine.



postato da: 00Agata00 alle ore 20:13 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 21 gennaio 2009
Il primo discorso di Barack Obama da Presidente degli Stati Uniti d'America
Rimettiamoci al lavoro insieme  per ricostruire una grande America
di Barack Hussein Obama Presidente degli Stati Uniti d'America

Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.

Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l'America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.

Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.

E' ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C'è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.

Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra - un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.

Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.

Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l'unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.

Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

Siamo ancora una nazione giovane, ma - come dicono le Scritture - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E' venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l'idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.

Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose - alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.

Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.

Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell'Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell'America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l'anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell'immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell'America.

Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare. Lo stato dell'economia richiede un'azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.

Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.

Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.

Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l'immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.

Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.

La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall'ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.

Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l'autorità della legge e i diritti dell'individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.

Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell'umiltà e del ritegno.

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l'Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.

Perché noi sappiamo che il nostro retaggio "a patchwork" è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l'amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.

Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull'Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.

Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d'acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l'indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.

Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.

Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.

Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la fonte della nostra fiducia - la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.

Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell'anno in cui l'America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l'esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:

"Che si dica al futuro del mondo... che nel profondo dell'inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù... Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo".

America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull'orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.
Transcript: Inaugural Address of Barack Obama
postato da: 00Agata00 alle ore 10:26 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 16 gennaio 2009
it's orange time
it's orange time by 00Agata00

Credo che la crezione di questa "pausa arancia" sia il mio prodotto creativo più apprezzato. La nuovavecchiamica ne è entusiasta e anche gli altri colleghi prendono parte a questo rito con molto trasporto.
In realtà propongo la "pausa arancia" per prevenire l'insorgere di malattie infettive (influenze, raffreddori, etc...) che qui si diffondono a macchia d'olio! 
Mediamente ipocondriaca e casualmente altruista.



postato da: 00Agata00 alle ore 17:51 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 16 gennaio 2009
DIETA DI INIZIO ANNO: fatto

SPORT:....
Dunque, ieri non avevo voglia di rintanarmi a casa straightaway from work..as i usually do.
Sono stata colta dal raro bisogno di fare esercizio fisico e quando mi prende, essendo così poco frequente, devo, DEVO assecondarlo e appagarlo.
Mi sono equipaggiata: ho messo la mia tuta nera, le scarpe da ginnastica, i guanti, la giacca e il cappellino. Presa dall'entusiasmo ho deciso di fare in bici tuuuuuuuuuuutto il giro delle mura, cosa mai tentata prima. Pensavo: "mi faccio una bella sudata poi torno a casa e mi doccio come si deve".

Ora della partenza: 19:45,

Ora di arrivo:
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........
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20:05.

MA CHE CITTA' E' QUESTA????????? 20 minuti per girarla tutta???????DAIIIIII....
Non ho fatto in tempo a bruciare nemmeno le calorie di un mandarino.
Fatica: zero.
Affranta sono rientrata a casa e ho deciso che il limitato sentimento espansionistico di questa città non vuole farmi dimagrire.

PS: l'idea di fare il giro 2 volte non mi ha nemmeno sfiorato il cervello.
PPS: nella mia VERA città probabilmente sarei morta sotto una macchina. Forse mi è andata bene così.
postato da: 00Agata00 alle ore 15:22 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 15 gennaio 2009
Grandi novità sulla mia nuovavecchiamica.
Credo sia simpatica. Abbiamo trovato un punto d'interesse comune: la mia passione per la recitazione.
Le ho detto che ho recitato per due anni (come hobby) e lei si è accesa come una miccia! Era tutta uno "Wow! Amazing! Fantastic! We should do something togheter...!". Lei non lo sa, ma parlare di questo mi ha aperto una vera e propria ferita. Da quando mi sono trasferita non ho potuto più frequentare il mio corso e la cosa, oltre a rattristarmi, sta cominciando veramente ad influire sul mio equilibrio psichico. Recitare dava sfogo al mio bisogno di comunicare, avevo finalmente trovato la mia forma espressiva ideale e ora non ho più mezzi per buttare fuori quella parte di me a cui non so dare un nome, ma che con la recitazione smetteva di mangiarmi lo stomaco. Porcamiseriaccia! Devo assolutamente porre rimedio alla cosa....
Comunque credo che tutto questo entusiasmo suscitato nella mia nuovavecchiamica sia strettamente connesso al fatto che per ingraziarmela le ho fatto guidare la mia super due posti....
Sono una stratega dell'amicizia. Che disastro di spontaneità!
postato da: 00Agata00 alle ore 13:30 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 13 gennaio 2009
E' probabile, ma non ancora ufficiale, che la mia nuovavecchiamica sia una stronza.
Devo ancora capirlo...il punto è che mi sembra si una persona interessante, ma si rivela tale solo alla presenza di esseri umani di sesso maschile. Anzi si rivela tale SOLO con esseri umani di sesso maschile. Indagherò a fondo.
Quello che è certo è che la mia veravecchiamica è simpaticissima e ieri ci siamo viste tutto il GF9 al telefono. Tra messaggini e chiamate ci siamo sganasciate dalle risate.
Le cose che abbiamo appurato:
-L'isterica platinata non è una specie in via d'estinzione e quindi se ne può abbattere un esemplare senza troppi sensi di colpa.
-La maggiorata 19enne è una specie divertente e utile: appaga tutti gli istinti più adolescenziali di teenagers e uomini adulti. Il resto lo lascia a noi. Ottimo
-Il Frank Sinatra dinoialtri è indiscutibilmente il migliore
-Il finto belloccio oltre ad essere FINTO belloccio secondo noi c'ha il cazzetto
-La più bella è la Palermitana..che occhi!
-Per sempre: "Piacere, Vanèssa"...che comunque non sei di Milano
E tante altre cosine maligne e non...
Bene ora basta: prendo la mia fantastica due posti e volo tra le strade da percorrere.


 
postato da: 00Agata00 alle ore 17:29 | Permalink | commenti
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lunedì, 12 gennaio 2009
Oggi c'erano le vie e le ho percorse.
C'erano gli amici e li ho salutati.
C'era un'amica vecchia che forse diventerà un'amica nuova. Inizialmente ho pensato di essere sfortunata poi ho deciso che invece poteva essere la volta buona: una possibile vera amica qui, nel mondo delle sabbie mobili della creatività.
La mia nuovavecchiamica nel pomeriggio si è trasformata in un grande elfo composto da due corpi umani e un grande mantello verde. Mi ha fatto ridere, ma io non c'ero. Non facevo parte del gioco, guardavo e ridevo. Poi quasi sussurrando ho detto come avrei sviluppato l'idea e questa volta ha riso lei. Non la svilupperò, ma magari le sono un po' più simpatica.
La parola d'ordine in questa nuova relazione "amicale" e in generale di questo nuovo anno di relazioni sarà: NON SFORZARSI.
Non forzare le cose. Voglio essere rilassata e soprattutto voglio cercare di farmi vedere come sono, senza caricature o altro.
Oggi ci sono quasi riuscita.
postato da: 00Agata00 alle ore 17:18 | Permalink | commenti
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lunedì, 25 giugno 2007

Mi sbagliavo sul serio...sarà stata la tensione per la prima, l'occhio non oggettivo perchè la si vive dal di dentro, la paura del giudizio.

E invece è stato meraviglioso! Il quadro brutto, triste e nervoso si è trasformato in un' esperienza bellissima: il gruppo si è unito, il maestro tifava per noi e io mi sono divertita da matti!

Che soddisfazione! 

Cose più belle: -aspettare dietro le quinte la battuta prima del tuo ingresso

                            -le pacche sulle spalle e i sorrisi silenziosi tra di noi

                            -rendersi conto di stare tremando e riprendere subito il controllo

                           -essere felici sentendo che gli altri non sbagliavano

                           -essere felici perchè gli altri la dicevano proprio bene

Gran bella cosa lo spirito di gruppo!!!Non me lo ricordavo più.

Grazie Mastini!

Doc.

postato da: 00Agata00 alle ore 17:39 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 21 giugno 2007

Venerdì il grande DEBUTTO!

Debuttiamo con la nostra tragi-commedia. Non fa ridere a nessuno tranne che ai nostri insegnanti, i quali 'sta sera se la ghignavano dietro le spalle di noi attori.Ridevano di noi. I maestri che ridono degli allievi...Che tragedia! Noi che cerchiamo di dare del nostro meglio, noi che abbiamo sempre sorriso quando ci riempivano la testa con storie assurde di "maschere neutre", di "ascolto" (per Dio l'ascolto!), di strane metafisiche teatrali, noi che ce la mettiamo tutta. E' vero non farà ridere nessuno.Fa ridere che vogliamo far ridere.

Io faccio il Dottore.....

Santo cielo...quando mai...

Sperèm.

  

postato da: 00Agata00 alle ore 00:33 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 28 marzo 2007

Non è che me la prendo comoda...semplicemente aspetto che arrivi il momento in cui prenderla.

Brutto  scrivere quando non c'è nulla da scrivere.

Oggi c'è qualcosa, ma è un qualcosa criptico....

Quel qualcosa che ti fa stare sulle spine...aspetti, aspetti...non puoi fare altro....lo sai che tra poco succederà un macello, ma non sai quando. Non dipende da te, devi solo guardare giù e aspettare che ti diano l'ok per buttarti......

oooooohhhhoooooo....voi vi buttereste?

Magari buttandosi si sale anzichè scendere!

L'ho detto che era criptico.....il prossimo post sarà più chiaro, promesso   : )

 

postato da: 00Agata00 alle ore 23:50 | Permalink | commenti (3)
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